E’ naturale per i bambini e gli adolescenti rapportarsi a compagni di scuola o ad altri amici che si conoscano in altri posti, per cercare di aggregarsi e compensare così le proprie paure e incertezze con quelle dei propri coetanei.

Ognuno quindi nel rapporto con altri ne dovrebbe uscire rafforzato, rassicurato. Dovrebbe essere il gruppo, la palestra adolescenziale nella quale ci si prepara per le battaglie della vita.  A volte invece, quando nel gruppo si mettono insieme menti ugualmente fragili e deboli provenienze familiari che non sono riuscite a comunicare se non messaggi negativi, intrisi di violenza e sopraffazione, succede quel  cortocircuito  che fa dei bambini e adolescenti, degli adulti in miniatura, che non hanno avuto il tempo di maturare e hanno dovuto bruciare le tappe con una esponenzialità caratteriale negativa, senza limiti di sorta. E dunque già in tenerissima età, si possono compiere crimini inauditi verso coetanei che osino mettersi di traverso. Ragionare non è ammissibile,  esiste solo la forza bruta, il cervello è stato portato all’ammasso. Subentra pertanto il rifiuto sia dell’autorità familiare, semmai c’è stata, sia di quella scolastica. L’unica legge è quella della violenza, della sopraffazione. Intervenire a dieci anni è già troppo tardi. L’unica possibilità risiede nella ‘formazione’ dei genitori, che si riapproprino di quelle capacità logiche spesso e volentieri disperse. Compito difficile ma non impossibile. E questa tipologia di libri lo sta a dimostrare, raccontando storie vere che avvengono giornalmente in quasi tutte le regioni d’Italia. Sta alla famiglia rapportarsi con convinzione e in maniera costruttiva, alla scuola e a tutte quelle strutture in grado di aiutare sia i genitori che i propri figli.

Baby gang

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